Storie di Donne

Donne che hanno scelto di partecipare ai webinar e ai laboratori di Scrittura Senza Censura. Donne che hanno scelto di raccontarsi senza più timori e nessuna paura.

Raccontarsi è un atto creativo, raccontarsi è un gesto ribelle, e per essere ribelli serve il coraggio di perdere la corazza che ci tiene al sicuro, è come denudarsi ed esporre la nostra pelle, con il rischio di sentire freddo o troppo caldo, di essere graffiate ma… anche accarezzate.

Già, accarezzate, con i webinar e i laboratori di Scrittura Senza Censura abbiamo imparato che esporsi ci libera, che non è pericoloso come pensavamo, abbiamo scoperto che raccontare la nostra storia è come tornare a respirare dopo l’apnea.

Esporre la propria pelle fa paura ma ci permette di sentire tutto, e di capire come vogliamo essere accarezzate, abbracciate e amate. Cominciando a farlo da sole, senza aspettare nessuno. Trasformando le sensazioni in storie da condividere, in poesia, in parole d’amore…

Carico della sua angustia  desiderò raggiungere quel posto meno assolato,  in cui avrebbe potuto nascondersi,  quel posto  in cui tutto poteva accadere,  perché nulla era visibile e confrontabile con le forme quotidiane.
Si sentiva disorientata… dove aveva sbagliato? Perché non era arrivato l’Amore promesso dalla Grande Madre? Guardava la sua pelle, le prime righe, qualche macchia, un velo di tristezza sul volto. Sentiva che la sua forza vitale era sopita. Poi capì.
È stanco, Andrea. Stanco di andare a caccia di demoni, stanco di questa missione di merda. Stanco di vivere così. Ora forse è la volta buona che smette...
Si raccontavano tante leggende su quel luogo ma quella che maggiormente le donne amavano era immaginare che, su quello scoglio, ci fosse un Tempio dedicato alla Luna.
Da Violetta a Viola a Violetta, … avanti e indietro sulla linea del tempo, posso vedere chi ero, chi sono, cosa si è perso, cosa ritrovare.
Aspettarti non serve, la vita è movimento, non attesa. Iniziare a fare un passo, in qualsiasi direzione, è la prima cosa da fare quando non si sta bene dove si è.
Mi chiamo Alessia, ho ventidue anni e porto in grembo un’altra me.
Impietrita, in quello che adesso le pareva un incubo, osservava i suoi mille volti da tutte le angolazioni, in un caleidoscopio di emozioni che non era mai riuscita ad affrontare...
Forza, aveva anche provato varie volte, e a più riprese, a ricostruire il suo passato cercando di capire se ne avesse uno, e se avesse mai avuto una vita prima della sua nascita a trent’anni.
L'acqua scivola via veloce, in gorghi e salti tra i massi che affiorano. Scroscia, rimbalza, gorgoglia e corre via. A vedere tutto quello scorrere incessante Agata si sente una palla di grasso.
Il mio gioco preferito è quello della conoscenza che non ha fine, che fa trepidare per la scoperta dell’ignoto, che fa guardare ogni cosa come nuova, pulita, viva.
Cronaca coraggiosa e irriverente, di certo non politically correct, di un grande non amore...

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