Alessia

Mi chiamo Alessia, ho ventidue anni e sono incinta.

Ho fatto l’amore con un uomo. Cos’è? Una novità? Capita, anche se io lo odiavo, come odio tutto il genere maschile. Io sono una strega. Sì, quella delle pozioni magiche. Ho aiutato donne a partorire e ad abortire. Ho dato conforto a chi non aveva più alcuna speranza, ma ho dilaniato le carni di chi ha commesso delitti. Ho preso il posto di Dio, sono stata giudice e boia di uomini orribili, luridi vermi che sguazzavano nel letame delle passioni.

Ma l’ho amato questo tuo sguardo, ho lasciato che afferrassi la mia anima prima ancora che ti impadronissi del mio corpo. Mi sono fatta puttana, ho leccato il tuo membro con lussuria e devozione, mentre alzavi la frusta su di me. Non ho usato la spada per difendermi. E’ rimasta nel suo fodero mentre tu mi usavi come uno zerbino ai tuoi piedi. Ho goduto di una passione senza ritegno, ebbra nella tua morsa e il tuo seme mi ha vinta. Così il Capitolo ha sentenziato: “Al rogo!”

Ti ho maledetto mentre le fiamme mordevano le carni. Ti ho amato mentre i tuoi occhi talebani fissavano i miei, prima che il fumo coprisse le urla e nascesse quel silenzio che rimbomba, dopo l’esplosione.

Sono tornata. Sono di nuovo incinta di me. Ti ho incontrato in un corpo che non ho mai sfiorato, ma lo sguardo non è mutato. Mi hai abbracciata e poi ti sei dileguato tra la folla, ma ti sei voltato un’ultima volta, prima che la barca salpasse sulla laguna. Stringevi un calice vermiglio, lo hai sollevato come per brindare al nostro incontro. Io, schiava d’Amore ho bevuto dal calice per poi versarne il contenuto a terra, creando l’onda marina che ti ha sommerso. Il fuoco chiama l’acqua. Il ciclo si richiude e all’infinito si perpetua.

Mi chiamo Alessia, ho ventidue anni e porto in grembo un’altra me.

Disegno accanto a te, mentre mi sfiori un braccio in questa sera estiva. Abbiamo tracciato un bosco che profuma di muschio e in lontananza arriva il suono dell’onda che si infrange tra gli scogli. Io resisto alla tua alta marea. Mi ritraggo ogni volta che ti avvicini. Hai capito che mi piaci e non hai nessuna remora, anche se sei molto più grande di me. Sei il Maestro ed io l’allieva, stereotipo di un amore clandestino, di una storia banale se non fosse che tu sei Lui. I tuoi occhi non mutano mai ed io ho un’altra possibilità per cambiare il corso degli eventi, ma non oggi, non adesso. Disegno accanto a te, disegno te, i tuoi occhi e tu? Scosti la ciocca dalla mia spalla e mi baci. Non ho scampo. Anche questa volta cadrò nella tua rete e tu cadrai nella mia. Una pesca miracolosa nata nell’abisso dei dannati gaudenti.

Mi chiamo Alessia, ho ventidue anni e la mia pancia nasconde un segreto profondo.

Ho l’ambizione di scrivere, disegnare paesaggi immaginari, i miei protagonisti, ma ciò che mi muove è la ricerca di me stessa.

Polverizzata sulla catasta di legna, il vento ha disperso le mie spoglie mortali e il mio spirito indomito si è nascosto tra le pieghe del tempo, con il tuo sguardo famelico stampato nei ricordi di un’anima persa. Sì, io ti ho amato, portando in grembo il frutto di una tremenda passione. Mi hai voltato le spalle, mi hai denunciata e non hai avuto pietà. Ma io ti adoro e porto con me tutto il desiderio di toccarti ancora una volta, averti, abbandonato tra i miei seni.

Lo senti questo cuore che batte? Sì, io vivo per raccontare cosa accade ad essere pervase da un totalitario sentimento di schiavitù. Attente sorelle di fiamma!

Il sole scalda un’altra me, risoluta, forte, geniale. Io ho respirato sulla riva dell’oceano la Alessia di oggi, assurdamente libera nonostante le catene, che ora giacciono ai miei piedi formando un cerchio di protezione, in cui siedo nella posa regale.

Consapevole, fiera e meravigliosamente sola.

 

 

Racconto di  Franca Santagiuliana 12/02/24 

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Una risposta

  1. Dolce Franca, hai scritto una bella storia, direi molto toccante per Noi donne. Sono fiera di averti conosciuta e di esserti amica. Un abbraccio grande Assunta Elia ❤

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