Violetta e Viola

C’ero una volta io, Violetta, una ragazza colorata, di quindici anni, esile e con lunghi

capelli neri.

Vivo nel mare, mi piace lasciarmi cullare dalle piccole Ondine con lo sguardo che si perde nell’infinito, finché qualcosa cattura la mia curiosità.

Oggi guardo un piccolo uccellino appoggiato su un ramo che sembra il suo rifugio. Mi piace canticchiare con lui, sognare di spiccare il volo e poter vedere molti luoghi, boschi incantati, spiagge soleggiate.

Il mio motto è: Aprirsi al Nuovo.

Nell’infinito del mio mare ci vivo da sola, mi piace, posso osservare e fantasticare, le domande arrivano spontanee:

Dove vado? Cosa voglio? Chi sono io? E tutte queste persone, chi sono loro? C’è un io e un loro? O siamo tutti un unico grande mare?

Tra le onde della solitudine sono serena, le persone mi creano confusione.

Torno ad osservare e nulla può impedirmi di notare uno strano fiore, al suo centro ha un occhio: “guardami” mi grida. Accanto a lui un piccolo Anemone Blu si apre al sole, incurante delle grida del suo vicino.

Io sono incantata, non voglio perdermi nulla, stringo la penna e annoto tutto ciò che vedo e sento.

Cala il sole, si avvicina l’oscurità e anche le domande cambiano.

Maledetta fantasia.

Che madre sarei stata in un futuro?

Perché voglio uccidere il mio piccolo Drago colorato e gioioso?

Un secondo, un balzo e sono qui, Viola, la donna di cinquant’anni e tre figli grandi.

Quante idee preconcette sull’essere una buona madre.

Che tristezza, quando invece serve semplicemente avere nel cuore il Grande Amore Infinito che nasce con i figli.

Chi sono senza il mio piccolo Drago colorato al centro di me stessa, che mi permette di vedere quanta bellezza c’è nel mondo e mi mostra tutto l’incanto.

Senza questo cosa do ai miei figli?

Ho lasciato morire il mio sguardo gioioso e incantato in nome di un’illusione, quella di voler essere una madre corretta, giusta, ferma, solida, con tutte le risposte lì a portata di mano.

Violetta mi mostra che non ci possono essere risposte pronte e giuste, non esistono, arrivano, man mano che tu guardi.

E se il tuo sguardo è immenso di ricchezze colorate, di incanto e di bellezza, pensa che sublimi risposte tu riesci a dare.

Eccolo lì il segreto.

Ho lasciato morire il mio sguardo gioioso. È sepolto in fondo al cuore sotto tutti i

Giusto e Sbagliato.

Violetta sa vedere il fiore con al suo centro l’occhio rivolto al cielo, Il Grande Giglio.

Lui mi aiuterà. Aiuterà Viola a tenere lo sguardo al suo centro dove la Gioia mostra la Bellezza in ogni cosa.

Grazie Violetta!

La domanda arriva immediata: Viola cosa dai a Violetta?

Il coraggio.

Violetta capisce che finché vive in mezzo al grande mare tutta sola non potrà vedere luoghi nuovi, imparare i mille volti delle persone, conoscere questo mondo fatto di sogni, ambizioni, delusioni, gioie, bellezza, difficoltà, divertimento, amore.

Si inizia con il mettersi lo zaino in spalla e varcare il cancello della scuola.

Una scuola chiamata Vita.

Serve coraggio.

Grazie Viola!

Da Violetta a Viola a Violetta, … avanti e indietro sulla linea del tempo, posso vedere chi ero, chi sono, cosa si è perso, cosa ritrovare.

Sono qui, sono lì.

La linea del tempo diventa Spazio dove tutto È, tutto può essere.

La ragazza e l’adulta si mescolano in un unico personaggio con mille sfaccettature.

Io sono: Nulla. Tutto. Ogni cosa.

 

Sabrina

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