Sospesa/Attesa alla fermata dell’autobus

Sono alla fermata dell’autobus, ferma, immobile, pietrificata.

Il gelo è dentro di me. Sarà che sono congelata e non me ne rendo conto.

Passa il primo autobus, passa il secondo, passa il terzo, infiniti autobus sfrecciano sulla strada davanti a me.

Tutto il resto del mondo sale, ed io no. Tutti si muovono tranne me.

Non mi muovo, quasi non respiro… attendo.
Ma poi che cosa attendo realmente? C’è una risposta a questa mia domanda?
No, è solo l’ennesimo gioco della mia mente che ama distrarsi, e che preferisce l’attesa piuttosto che l’azione, perché l’attesa è più comoda, l’attesa non ti da responsabilità.
Ma sono davvero io che decido per me?
O, in fondo, un po’ decidono ancora gli altri? Quanto tutto questo mi fa accomodare nell’attesa di qualcosa che forse non esiste?

La mia mente viaggia attraverso irraggiungibili chimere, per questo sono in attesa… inseguo la mia mente, e perdo di vista la realtà.

Voglio tornare a respirare.
Voglio tornare a sentire il mio corpo.
Voglio che il fuoco dell’azione divampi in me, e scongeli questa mia rigidità.

Non me ne sono resa conto, ma sono rimasta in attesa alla fermata dell’autobus tutto il giorno, immersa nei miei pensieri.
La luce ha lasciato il posto al buio della sera.

Da lontano vedo arrivare l’ultimo autobus, e so che devo cogliere questa occasione.
Si ferma, apre le porte ed io, senza più esitare, salgo.
Sono pronta, e finalmente lo so!

Gessica Occhionero

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