Il ponte

Acqua che scorre vorticosa, a guardarla dal ponte dà il capogiro, ponte che unisce le sponde,
ad attraversalo tutto occorre tempo.
È l’alba sfumata, la fanciulla cammina sul ponte, si affaccia e guarda giù l’acqua impetuosa
che si tinge di ambra e fa meno paura, la luce dei lampioni si spegne.
La fanciulla incontra una canzone, la sua voce esce sonora,
armoniosa e per un po’ sommerge il rumore scrosciante del fiume.
Continua il suo cammino, va in direzione del sole nella radiosa giornata e incrocia un sorriso,
lo afferra per averlo sempre con sé, anche quando arriverà la notte.

La fanciulla riprende i suoi passi, il ponte è lungo da attraversare, le sponde sono distanti e l’acqua, senza sosta, scorre verso il mare.
Incontra un gioco e il suo cuore di eterna bambina la spinge a trascorre il tempo che le rimane nello svago,
senza pensieri.

Il giorno volge al termine, il tramonto si immalinconisce, l’acqua diventa scura,
i lampioni accendono la loro luce, la quale gioca con l’ombra della notte che si allunga sul mondo.
La fanciulla affretta il passo, il buio comincia a farsi spesso, l’altra sponda è vicina.
È quasi alla fine del percorso quando si imbatte nella sua coscienza,
sta gettando nelle onde tanti fogli
“Che stai facendo ?” Chiede La fanciulla
“Sto gettando nell’acqua le tue occasioni perdute, non servono più” Risponde la coscienza
“Le mie occasioni perdute… cosa sarebbero?”
“Sarebbero tutti quei momenti in cui non hai dato ascolto alla mia voce, in cui non hai porto l’orecchio alla voce degli altri ed hai continuato a cantare, a ridere, a giocare, senza curarti del mondo che ti girava intorno”
La fanciulla le strappa di mano i fogli
e vede disegnarsi sul bianco della carta il volto stanco di sua madre che le chiede aiuto,
mentre lei non presta attenzione e continua a giocare.
Sfogliando quella risma le appare quella volta in cui il suo compagno di classe,
Luigino, l’aveva supplicata di dargli un po’ della sua merenda, perché aveva fame e lei non lo aveva ascoltato, continuando a cantare con le amiche.
Su uno degli ultimi fogli ecco delinearsi Gabriele, il suo fidanzato, mentre le scrive lettere,
in cui le racconta che si sente solo in quella fredda città straniera,
che desidera una sua parola di conforto, di affetto, per superare quel brutto momento,
eppure lei non ha mai risposto,
lo ha lasciato nella sua solitudine per continuare a divertirsi e lo ha dimenticato.

Il cuore della fanciulla si stringe
“Ferma il tempo” grida alla coscienza
“Voglio tornare indietro, ricominciare tutto daccapo; voglio aiutare mia madre, per non vederla più così stanca,
voglio dividere la merenda con Luigino, voglio scrivere lunghe lettere d’amore a Gabriele”
“Non si può fermare il tempo” risponde la coscienza
“Il tempo è tempo, scorre; non puoi chiedere al fiume di tornare indietro, così è impossibile per ognuno di noi nell’esistenza”
Continua la coscienza “Fermati qui con me e insieme iniziamo a vivere nuovi giorni, ascoltando me e la voce degli altri”
La fanciulla non resiste “ No, voglio recuperare le mie occasioni perdute”
e si getta dal ponte per ritrovare quei fogli su cui è narrata la sua storia dimenticata.

L’acqua vorticosa la ingoia, la trascina verso il mare e lei si sperde insieme ai suoi giorni perduti.

Simonetta Molteni

Roma 05/12/2021

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