Lettera da Barcellona

Barcellona, 10 luglio, sto camminando nei pressi del quartiere universitario “Les corts”, il più
lontano dal centro città, il mio sguardo si posa su quello di un uomo seduto all’angolo di Plaҫa dels
Àngels, lui mi vede, mi invita a sedermi al suo fianco e inizia a parlarmi.
“Come ti chiami?”
“Anna, tu?”
“Marco, anche tu italiana Anna e di dove, se posso chiedere?”
“Padova, non dal centro però, ma da un piccolo paesino vicino”
“E ti piace?”
“Mmh… non saprei, non è male lì ma non so se vorrò passarci tutta la vita, è che al momento
non so dove altro andare.”
“Parli come se te ne fossi già andata da lì, è così?”
“Eh sì, sono tornata a casa da poco meno di un anno, ma il disorientamento che mi ha colpita al
rientro non è ancora del tutto passato, anzi forse non se n’è proprio andato.”
“Di quale disorientamento parli?”
“Quello che ti prende quando senti che stai vivendo una vita che non ti appartiene, in un posto che
non è il tuo, una sensazione che ho imparato a conoscere bene. E tu? Da che parte dell’Italia sei
scappato?”
Sorride “Io non sono scappato, me ne sono semplicemente andato per seguire una ragazza di cui mi
ero innamorato, poi con lei è finita e ora sono finito anch’io… Come si passa dall’aver tutto ciò che
si può desiderare al non avere nulla?”
“Non saprei, è ciò che è successo a te?”
“Si avevo una bella vita prima di trasferirmi qui e tutto ciò che potevo desiderare da essa, ero felice
senza responsabilità e senza regole ma ora è tutto finito”.
Parla a lungo di com’era la sua vita prima, feste e festini quasi tutto offerto nulla di sudato solo
piacere e divertimento. Mi coglie un pensiero, non è che forse in strada c’è finito perché non sa
come si vive realmente?
Nel frattempo lui continua e inizia a parlarmi del suo punto di vista sul karma:
“Strano concetto non trovi? La gente ci da poca importanza ma io credo sia la legge che governa
l’universo. Ciò che siamo, le nostre vite, tutto è il risultato delle nostre azioni, nel mio caso una
serie di decisioni sbagliate si potrebbe dire.”
In effetti mi ci sono spesso trovata a pensare al concetto del karma, l’ultimo anno passato lontano da
casa mi ha fatto capire che siamo ciò che scegliamo di essere, ci troviamo esattamente dove
dobbiamo stare in quel momento.
Poi i miei occhi si posano su un libro al suo fianco:
“Leggi?” Faccio segno indicandolo

“Questo? Me l’hanno regalato parla di politica è interessante, ma è scritto in catalano dunque non è
così facile da comprendere, te lo regalo se vuoi.”
“Sicuro?”
“Certo che sì e poi meglio con te che con me, qui se lo potrebbe rubare qualcuno di notte.”
Guardo l’ora, non mi ero accorta fosse già passato tutto quel tempo, decido di alzarmi e porto con
me il libro, lascio a lui qualche spicciolo.
“Se ripassi fermati, mi farebbe piacere parlare ancora, tanto mi trovi qui.”
“Certamente, lo farò.”
Sulla strada del rientro il mio pensiero torna al tipo appena conosciuto, che fosse finito lì per la
droga come tutti i senza tetto che avevo conosciuto quando vivevo a Glasgow? Poteva essere, i
suoi denti erano molto brutti quindi sicuramente ne aveva fatto uso, anche se sembrava
abbastanza lucido. Ripenso a ciò che mi ha detto e un pensiero continua a tormentarmi: perché non
è stato in grado di rialzarsi?
Pochi giorni dopo in Plaҫa dels Àngels trovo Marco seduto allo stesso posto, questa volta è tutto
sudato e sembra molto più sporco, ha il respiro in affanno, capisco di non aver davanti la stessa
persona di qualche giorno fa.
Quando mi vede mi saluta e mi fa cenno di avvicinarmi probabilmente è in preda all’astinenza
perché biascica frasi e parole senza senso, mi chiede dei soldi e mi implora di acquistare un vecchio
telefono, ma io rifiuto.
Gli lascio qualche moneta anche se lui vorrebbe di più, così decido di alzarmi e di andarmene,
voltando le spalle a quell’uomo che, nell’ attesa che qualcuno arrivi a salvarlo non farà
probabilmente alcun sforzo per cambiare.
Ritorno all’ostello in preda ad un forte senso di angoscia, chiedendomi come abbia potuto la miseria
portarsi via un’esistenza in così poco tempo e come l’uomo gliel’abbia permesso.
Ma la vita torna a far capolino e l’ansia e la tristezza si dissolvono alla vista di un ragazzo intento a
studiare gli appunti mentre un gruppo di amici si sfida a skate li vicino; per loro la vita è ancora un
sogno carico di speranze, ed è così che dovrebbe essere.

Anna Zambon

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