È seduto di fronte a me, abbiamo appena ordinato una birra, inizia a parlarmi: “Devo dirti una cosa”
Un sentimento di angoscia prende il sopravvento, un pensiero mi attraversa, non sarà malato o peggio sieropositivo?
Lui sembra leggere la paura nei miei occhi, decide di mettere in chiaro le cose: “Non sono sieropositivo, tranquilla, non farei mai una cosa simile…” Esita un attimo poi continua: “Non te l’ho detto prima perché altrimenti non saresti mai venuta qui, ma il diabete non è la mia unica patologia, sono malato… ho la sclerosi.”
Ho un attimo di sospensione, dalle mie labbra non esce una parola, cosa si dice a una persona che ti confessa una cosa simile?
Poi continua: “ Non l’avevo mai detto a nessuno prima d’ora, ho aspettato un paio d’anni prima di dirlo anche ai miei amici, avevo paura di cosa avrebbero pensato. In verità non so perché te lo sto dicendo proprio ora, in fondo non ti conosco nemmeno bene, è solo che non mi andava di nascondertelo”.
Inizio a capire molte cose, la sua reticenza di oggi ad allontanarsi troppo dalla riva appena entrati in acqua, l’abbraccio silenzioso e malinconico, la tristezza celata dietro un sorriso non sempre felice, la sensazione di irrequietezza nello stargli accanto.
Gli faccio una domanda di cui mi pento quasi subito: “Ti fa male?”
Lui però non sembra infastidito, anzi mi risponde solo un po’ stupito: “ In questo momento dici?”
“Sì” gli rispondo “anche in questo momento.”
Ci pensa un po’: “No ora no, ma mi capita di svegliarmi indolenzito, oppure giorni in cui mi sembra di aver male un po’ dappertutto.
“Mi guarda con due occhi intensi, mentre lui sembra la definizione di un ragazzino che si diverte ancora a giocare, “Ho l’animo di un giovane e il corpo di un vecchio, sono un prigioniero. Prigioniero del mostro che è diventato parte
integrante di me.”
Il suo aspetto ora è cambiato, il suo sguardo si è fatto cupo, tradito dalla vita sembra quasi stanco di
lottare.
“Non l’hai mai conosciuto uno con la sfiga che c’ho io addosso non è vero?” Poi inizia a ridere, ride forte, di un riso dal sapore amaro. “Beh, ora che sai la verità puoi decidere se rimanere e venire a cena con me oppure andartene…”
Fisso i miei occhi nei suoi cercando di sembrare decisa anche se sento la pianta dei piedi tradirmi ed esclamo: “Andiamo, mi va di mangiare qualcosa”.
Un istante dopo, vedo un piccolo sorriso dipingersi su quel volto triste.
Anonima


