Mi sono destata sudata richiamata da un suono familiare.
Era buio ma le tende aperte lasciavano intravedere che fuori aveva finalmente cominciato a piovere. Gli scrosci erano intervallati da lampi rabbiosi seguiti da rumorose esplosioni di tuoni di intensità diverse, ora vicini ora lontani.
Erano giorni che aspettavamo questa benedetta pioggia.
Ogni creatura, ogni filo d’erba, ogni particella vivente agognava e guardava l’orizzonte sperando in qualche nuvola passeggera che mitigasse il caldo a tratti insopportabile. E ora incredula ascoltavo quel meraviglioso suono che dirompente occupava tutto lo spazio. Scesi silenziosamente dal letto facendo meno rumore possibile per non svegliare mio marito che russava lievemente, immerso in un sonno profondo, sfilai la striminzita camiciola lasciandola ai miei piedi, tolsi gli occhiali e pure gli anelli come se pesassero e sgattaiolai in giardino. Qualche passo ed ero con i piedi nel prato.
Grosse gocce scendevano a tratti violente assieme ad un vento rabbioso, ma non mi dispiaceva affatto essere schiaffeggiata ovunque, anzi, ero contenta di essere percorsa da ondate di puro piacere fisico, lo sentivo salire dalla terra calda che ringraziava a suo modo ogni goccia.
Tutti i miei sensi spalancati come le braccia, i capelli bagnati, il viso rivolto alle stelle momentaneamente coperte da grossi nuvoloni carichi di pioggia… e ho ballato, riso, pianto!
Ero da sola, nuda, esaltata e felice, un tutt’uno con il temporale che complice copriva i miei vocalizzi e i singhiozzi. La notte come un sipario mi avvolgeva assicurandomi una parvenza di pudore che occhi indiscreti non avrebbero visto, sembravo un essere folle che danzava nella notte saltellando e girando in piroette sempre più veloci, fino a stordire i sensi e inebetire la mente. Sentivo intorno un’elettricità che mi faceva girare la testa, ma mi piaceva. Non esisteva più il tempo, ero oltre, non so quanto fosse durato e non mi interessava, quando rientrai esausta mi pareva d’esser più leggera, stanca ma piacevolmente sfinita come se avessi aperto e lasciato scivolare via parte delle fatiche che mi assillavano.
Ero felice come se avessi fatto l’amore, quando tutti i sensi si chetano per accogliere un sonno placido. Pochi minuti per asciugare i capelli ed ero nuovamente stesa a letto dove, respirando il tuo odore, ringraziai Dio per tutte le sensazioni mentre il sonno annullava ogni volontà.
Questa mattina solo le tracce di fango sul tappeto rivelavano la furtiva avventura notturna, intanto un nuovo Sole caldo splendeva in cielo…
Buongiorno a me!
Cornelia Bernardi


