Sono nel mezzo del mare, lontano dalla riva. Il mare è affascinante, mi cattura, mi ha spinto ad allontanarmi dalla costa ed ora non so come e se tornare indietro. Qualche volta è calmo e mi culla con le sue onde, mi seduce, mi ammalia e mi conquista; altre volte invece è misterioso ed enigmatico e io non mi oriento. Sono sull’altalena dei suoi stati d’animo. La forza brutale o il calore dei suoi movimenti determineranno la qualità delle mie emozioni.
Cosa fare?
Tornare a riva o continuare il mio viaggio perduta nella profondità delle sue meraviglie?
Ecco questa è la mia vita, queste sono le mie sensazioni.
Provo a pensare, a capire come tutto questo abbia avuto inizio. Ripercorro il filo sottile dei miei ricordi. Avevo raggiunto quel luogo per caso, io quel giorno nemmeno dovevo essere lì. Lo vedo, eccolo, ai miei occhi appare bellissimo. La luce che sprigiona è potente, il suo profumo penetra le mie narici e arriva nel profondo.
Mi inebria. Dolcemente mi calma e mi culla. Starei ore lì, immobile ad osservarlo, ad ammirarlo, timorosa di fare un qualsiasi tipo di movimento che potrebbe allontanarlo da me. Lo sento dentro.
In realtà so della sua esistenza da molti anni e forse, inconsapevolmente, mi sono innamorata di lui fin da subito, ancora prima che lo conoscessi davvero. È stato un amore a prima vista, travolgente, di quelli che non ti puoi sbagliare.
Allora cosa fare?
Da una parte hai timore di lasciare la riva, la conosci bene, è rassicurante, ma dall’altra vorresti tuffarti e perderti negli abissi delle sue profondità.
Secondo voi, cosa ho fatto?
Mi sono persa. Forse solo per qualche brevissimo istante ho pensato alla sicurezza della riva, ma ho sostituito questa riflessione dalla presuntuosa previsione che la meraviglia e lo stupore che avrei vissuto mi avrebbero ampiamente ricompensato.
Non ho pensato di indossare né le pinne, né la maschera per gli occhi. Non ho pensato che le sue profondità avrebbero potuto essere fredde e non ho indossato nemmeno la muta. Non ho pensato di proteggermi. Anzi, mi sono buttata senza riserve. Nonostante mi fosse già capitato di affrontare brutali burrasche e devastanti mareggiate e ne fossi uscita con diverse ammaccature, non ho saputo attuare alcun meccanismo di difesa. Ho continuato a confidare nel suo calore, nella sua forza, nelle sensazioni meravigliose che era capace di farmi provare.
Ho sempre messo al primo posto le emozioni, credo siano l’essenza della vita stessa, la linfa che da nutrimento, come l’aria che raggiunge i polmoni consentendoci di respirare.
È trascorso qualche anno da quel momento. Ho imparato a conoscere meglio il mare. Ora capisco quando è in subbuglio o agitato e allora mi faccio da parte, lo osservo silenziosa. Percepisco con uno sguardo quando è calmo e disposto ad accogliermi, a prendersi cura di me. Mi coccola perfino. Il nostro rapporto ha raggiunto una sorta di equilibrio, di armonia.
Talvolta però, nonostante le emozioni forti che grazie a lui riesco a vivere, mi sento stanca. Questo continuo saliscendi mi toglie energia.
Forse dovrei avere il coraggio di non farmi sedurre e di rimanere ben ancorata alla riva, meno emozionante ma fonte di stabilità.
Quando mi trascura perché le sue onde sono affaccendate a rincorrersi prepotenti e coccolano altri bagnanti mi sento ferita. Come è possibile che il suo primo desiderio non sia il mio accudimento e il piacere della mia compagnia? Sarebbe bello se scegliesse me, con tutti i miei limiti e le mie insicurezze ma anche con i miei punti di forza e il mio entusiasmo.
Ad oggi non ho una risposta.
Secondo voi cosa sceglierò? Voi, cosa fareste?
Daniela Mainardi
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