Webinar 7 Aprile 22… Storia di un amore triste

“Uff, porca vacca, che giornataccia merdosa! Anche oggi ho passato una schifosissima giornata con il braccio infilato in una lurida vacca per recuperare un insignificante vitello, tra sterco e piscio, bla!”
Ogni giorno, al rientro a casa, Giorgio infilava una sequela di lagnanze infinite sulla sua frustrante giornata. Si toglieva gli scarponi sporchi di terra, con le suole piene di sterco incrostato e li lanciava con rabbia in fondo al porticato.
Poi si sfilava i calzettoni di lana grossa e li metteva malamente nel cestone della biancheria sporca.
L’indomani la sua vicina di casa avrebbe provveduto a fargli il bucato, dietro un misero compenso che Giorgio stabiliva di volta in volta, a seconda della quantità di indumenti lavati.
La vicina, la signora Marilina, mal tollerava l’avarizia di questo rozzo veterinario di campagna.
Purtroppo era vedova da troppo tempo e ogni misera moneta poteva farle comodo.
Quando gli riportava il bucato, uscendo insoddisfatta, per la scarsa paga, si vendicava a modo suo.
Gli faceva il verso e poi gli lanciava tutte le maledizioni conosciute e le altre se le inventava sul momento.
Giorgio sapeva che Marilina gli faceva versi e boccacce e chissà cos’altro, ma non le badava; il suo pensiero era sempre intorno alla donna che gli aveva rapito il cuore qualche anno prima.
Ormai Giorgio aveva quasi sessant’anni, mal portati, a causa del suo vestire trasandato; i suoi vestiti erano logori e scoloriti. Il suo aspetto corpulento e tozzo, i suoi modi spicci e sgraziati, la sua pelle lucida e rossastra. I suoi capelli rossicci e stopposi che si andavano diradando, lo rendevano poco gradevole o meglio lo rendevano antipatico a tutti.
Per non parlare della sua scontrosità durante il lavoro: non sopportava che gli allevatori lo assistessero durante le visite ai suoi malcapitati pazienti. Appena si accorgeva di essere spiato, cominciava a bestemmiare e ad imprecare in modo così spropositato da irritare anche i poveri animali che si trovavano nelle sue vicinanze.
Quando era libero dal lavoro, usciva a fare il solito giro della piazza del paese, ma non incontrava molti paesani disposti alla chiacchiera con lui, si limitavano ai saluti di cortesia e di buon vicinato.
Cinque anni prima era stato tutto un po’ diverso, ma poi…
Una sera, durante la sua solita passeggiata in piazza, incontrò Luciana, la figlia di un fattore della borgata Briana.
Luciana era una donna molto gradevole di viso e di aspetto, con un portamento elegante e una storia triste alle spalle. Era stata sposata con un uomo violento e alcolista che l’aveva lasciata senza il becco di un quattrino quando era partito per l’Argentina, in cerca di nuove fortune.
Sola e senza mezzi si era messa a fare la stiratrice. Non guadagnava molto, quindi decise di ritornare nella fattoria dei genitori per offrire loro un po’ di aiuto.
Il loro incontro fu provvidenziale: Luciana aveva in un cesto alcune forme di formaggio da vendere e Giorgio, colpito dalla sua avvenenza ne acquistò addirittura tre. I paesani assistettero alla scena con grande stupore, conoscendo l’avarizia del soggetto.
Nello sguardo di Giorgio, al cospetto della donna, si poteva leggere: “Sei la donna più bella che ci sia in questo lurido posto!”
Tutti pensavano spiavano con curiosità la coppia, non pensando che sarebbe nato un nuovo amore.
Si incontravano tutti i lunedì, quando lei portava il formaggio in paese. Lei bussava alla sua porta con delicatezza. Lui apriva e si vedeva che si era lavato di fresco, rasato e pettinato. Insieme cenavano e poi facevano l’amore con passione e dolcezza. Una dolcezza così Giorgio non l’aveva mai provata. Lui era sempre stato poco propenso alle smancerie. Se voleva una donna, ne sceglieva una a pagamento e consumava un rapido e animalesco atto sessuale. Ogni volta era una donna diversa, perché le malcapitate non volevano ripetere l’esperienza.
Con Luciana era vero amore. Un lunedì Luciana non tornò, nemmeno il lunedì successivo e neanche l’altro ancora. Giorgio rabbioso non si premurò di chiedere in giro cosa le fosse accaduto e continuava a rimuginare sulla sua sfortuna. Decise che non l’avrebbe più aspettata e continuò la sua squallida e triste vita.

Qualche anno dopo incontrò per caso la moglie del fattore della borgata Briana, madre di Luciana e la salutò in modo frettoloso. La donna lo bloccò per un braccio e gli raccontò della triste fine della sua cara figlia.
Il lunedì successivo al loro ultimo incontro, mentre la donna si recava a vendere il suo formaggio in paese, fu colta da improvviso malore e cadde in un fossato, lontano dalla strada. Per giorni la cercarono invano. Un cacciatore di passaggio, per caso, ne individuò il corpo ormai in decomposizione. La famiglia, molto addolorata per quell’inatteso lutto, non permise che la notizia si diffondesse ed ora era giusto che tutto fosse detto.
A udir quelle parole Giorgio ebbe un mancamento e gli passarono davanti agli occhi tutti i bei momenti vissuti con quella splendida compagna che mai più avrebbe rivisto. Desiderò ardentemente che la morte lo cogliesse in quel preciso istante, ma così non fu.
Da quel giorno Giorgio fu sempre più brutale e arrabbiato con la vita e si chiuse in uno stringente e sordo dolore. La morte lo colse qualche settimana più tardi e Marilina lo trovò, riverso sul pavimento con una lettera stretta nelle sue mani grossolane e pelose.
Marilina non poté resistere alla tentazione di leggere e scoprire ancora qualcosa sul suo odioso e sfortunato vicino di casa.
La lettera portava la data di qualche anno prima e si leggeva quanto segue.

Carissima Luciana,
la tua assenza improvvisa mi ha lasciato senza parole.
Lo so, di solito non sono un gran chiacchierone, però avrei voluto dirti che da quando ti ho conosciuto persino i miei modi grossolani e animaleschi si sono addolciti.
Mi spiace non averti potuto salutare, ti avrei abbracciato con quella tenerezza che mai avrei mostrato a qualcun altro.
Ora che non ci sei ripenso con nostalgia ai tuoi occhi profondi e luminosi e all’incanto del tuo sorriso.
Sai, in questi giorni lavoro molto e l’odore degli animali mi provoca un senso di nausea profonda e di feroce solitudine.
Aspetto che tu torni al più presto perché desidero nuovamente annusare la tua pelle che profuma di limone e miele e per amarti pienamente, come solo io posso e voglio fare con te.
Ti aspetto Luciana, torna presto da me, tuo Giorgio!

Marilina si asciugò le lacrime e pensò a quel burbero veterinario di campagna che non aveva mai apprezzato e che aveva sempre mal giudicato e al suo grande e immenso cuore, capace di un amore così vero e che mai nessuno aveva compreso.

Lucia La Grotta

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